Il mio cuore sconosciuto, in libreria

4 Maggio 2012

Charlotte Valandrey ha soltanto 18 anni e una carriera promettente di attrice davanti a sé, dopo aver vinto un premio a Berlino e aver partecipato come co-protagonista alla popolare serie Il commissario Cordier. A causa di un rapporto non protetto scopre di essere sieropositiva, e le pesanti cure per non contrarre il virus dell’Aids le causano due infarti. Il trapianto di cuore diventa così necessario e urgente, e la morte improvvisa di una giovane donatrice diventa per lei motivo di speranza. Riprende così lentamente a vivere, cresce una figlia forte e sana, nata prima del trapianto, quando improvvisamente comincia ad avere ricordi e incubi che non sono suoi, come se fosse diventata un’altra persona, come se il cuore della donatrice le avesse lasciato dentro una nuova identità, un’altra donna.

Il mio cuore sconosciuto, per quanto incredibile possa sembrare, non è un congegnato romanzo di fiction, né una macchina costruita ad arte per stupire e commuovere, è una storia vera, l’autobiografia di una vita che per una volta supera la fiction e l’immaginazione. Charlotte Valandrey, attrice e scrittrice francese, si racconta con un tono ironico e avventuroso, come se una materia così incandescente richiedesse distanza e calma, per poterla raccontare ad altri. Libro fenomeno alla Fiera del libro di Francoforte, conteso dalle case editrici e di grande successo in Francia, esce oggi in Italia con Longanesi

Il merito del libro di Charlotte Valandrey è anche quello di aprire una discussione di cui anche la scienza dovrebbe interessarsi: esiste una memoria cellulare? È possibile che non sia soltanto il cervello, la sede della memoria di una persona? È possibile che gli organi di un donatore possano "trasportare" ricordi traumatici o emozionanti nel corpo di un altro? Valandrey racconta quasi umilmente di aver avuto ricordi esatti di esperienze mai fatte, di aver acquisito gusti e inclinazioni che prima non aveva, che forse appartenevano alla donna che le ha donato il cuore. Con la forza e la semplicità del racconto, il romanzo di Charlotte Valandrey apre un varco tutto nuovo sull’enigma della nostra esistenza, sulle radici della memoria e del dolore, su domande urgenti che non sorgono soltanto dalla narrativa, ma dalla vita stessa.

Per leggere in anteprima il primo capitolo del libro, clicca qui.

Foto: Charlotte Valandrey e la copertina di Il mio cuore sconosciuto, Longanesi, 336 pp., 14,90 euro


 

Palermo: all’ ISMETT parte il progetto “a casa come in ospedale”

3 Maggio 2012

Ricevere cure, dialogare con medici e infermieri rimanendo comodamente a casa. È così che l’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) di Palermo presenta “Home Monitoring ISMETT”, un progetto di telemedicina che consente ai pazienti di interfacciarsi da casa con lo staff clinico del Centro e ai medici di ISMETT di tenere sotto controllo e monitorare le loro condizioni di salute proprio come se i pazienti si trovassero in ospedale.

“Home Monitoring ISMETT” è stato finanziato nell’ambito dei progetti Obiettivo del Piano sanitario Nazionale 2010 (Linea progettuale Assistenza Domiciliare) promossi dal servizio di programmazione ospedaliera dell’assessorato alla Salute della Regione Siciliana. "Nasce con l’intento di dimostrare che l’utilizzo di nuove tecnologie e nuovi modelli di cura è possibile anche in condizioni cliniche molto particolari e complesse, come quelle che si presentano nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato nell’immediato periodo post-operatorio”, spiega una nota dell’Istituto.

Attraverso un dispositivo che ha la forma di un piccolo computer ed è fornito di videocamera integrata, microfono, casse per videochiamate interattive e corredato di devices elettronici per la rilevazione a domicilio dei parametri vitali, il paziente può interagire con medici, coordinatori di trapianto, terapisti e psicologi dell’Istituto. L’apparecchio è infatti collegato con un’interfaccia online accessibile al personale sanitario. Il dispositivo è di semplice utilizzo anche per le persone che non hanno conoscenze informatiche. Il sistema permette di eseguire la misurazione periodica dei parametri vitali e la loro registrazione automatica sul sistema; di effettuare sessioni di videoconferenza (“tele-visita”) con il personale sanitario di riferimento; di rispondere a questionari e di visualizzare materiale multimediale che aiuta il paziente stesso a seguire con maggior precisione il suo programma di cura.

“I vantaggi del progetto sono molteplici”, aggiunge la nota dell’istituto richiamando anzitutto al “miglioramento della qualità di vita dei pazienti che possono essere seguiti direttamente a casa loro anziché spostarsi in ospedale”. Ma anche “contribuire a ridurre i costi della Sanità grazie a ricoveri più brevi e a un monitoraggio costante”.

“L’obiettivo – spiega Giovanni Vizzini, Direttore del Dipartimento di Medicina di ISMETT – è quello di spostare il più precocemente possibile l’assistenza ai pazienti dagli ospedali al loro domicilio, senza pregiudicarne la qualità anzi possibilmente migliorandola". Al momento i pazienti arruolati nel progetto sono venticinque, consecutivamente dimessi dal nostro Istituto dopo l’intervento di trapianto di fegato. I nostri risultati preliminari sono molto confortanti e confermano la bontà di questo tipo di approccio, sia in termini di sicurezza dei pazienti che in termini di miglioramento della loro qualità di vita. Contiamo nel corso dei prossimi mesi di offrire l’opzione della tele-assistenza.

Fonte: ISMETT

Trovato nuovo metodo per rigenerare i tessuti del cuore

3 Maggio 2012

 

(AGI) – New York, 27 apr. – Un gruppo di scienziati del Duke University Medical Center ha dimostrato la capacita’ di trasformare il tessuto cicatriziale che si forma dopo un attacco cardiaco in cellule del cuore. I ricercatori hanno utilizzato un nuovo processo che sfrutta alcune proprieta’ delle molecole di microRNA per innescare la conversione del tessuto cardiaco, eliminando cosi’ la necessita’ del trapianto di cellule staminali al fine di produrre una rigenerazione tissutale.I dettagli della ricerca sono stati pubblicati su Circulation Research. Gli esperimenti sono stati effettuati su modelli animali ma se ulteriori studi confermeranno questa possibilita’ anche in fase clinica, questo nuovo approccio potrebbe rappresentare una svolta nel trattamento delle 23 milioni di persone che nel mondo soffrono di scompenso cardiaco. Nella maggior parte dei casi, infatti, lo scompenso cardiaco e’ originato dal tessuto cicatriziale che si sviluppa dopo un attacco di cuore. L’approccio potrebbe anche avere benefici al di la’ delle malattie cardiache. "Siamo di fronte a un dato molto significativo – ha detto Victor J. Dzau, primo autore dello studio e professore di Medicina alla Duke University – poiche’ se riusciamo a realizzare questo tipo di operazione di rigenerazione tissutale nelle cellule cardiache, allora abbiamo ottime possibilita’ di poterci riuscire anche per i tessuti del cervello, dei reni, e di altri organi. Si tratta, in poche parole, di una nuova via alla medicina rigenerativa".

Appunti e scritti di un Trapianto di Cuore

18 Aprile 2012

 

al Teatro Lo Spazio di Roma

 

Con il Patrocinio di Ass. Trapiantati di Cuore; Centro Regionale Trapianti Lazio; Ass. Cardiotrapiantati sezione di Roma; Ass. Marta Russo; Ass. Malati di Reni; Ass. Donatori Midollo Osseo Regione Lazio; Ass. Nazionale Emodializzati Dialisi e Trapianto; Ass. Amici del Trapianto di Fegato; Ass. Italiana per la Donazione di Organi Tessuti e Cellule Pescatori di Poesia e Matroos presentano

dal 19 al 22 Aprile 2012 Teatro Lo Spazio .it via Locri 42/44 (Metro A S. Giovanni) Roma

Appunti e scritti di un Trapianto di Cuore 
Un trapianto di cuore portato in scena da chi l’ha vissuto

Testo di Simone Fraschetti – Danza di Lisa Rosamilia – Musica di Giada Bernardini Luci – Pamela Adinolfi; Video – Francesco Morabito; Assistente alla scenografia – Fabio Sabaino; Foto di scena – Fabio Barbati; Traduzione Lingua Italiana dei Segni – Michela Ortolani; Ufficio Stampa – 369 Gradi, Benedetta Boggio

Sono nato trentaquattro anni fa affetto da una cardiopatia congenita estremamente rara. Ho trascorso un’infanzia serena vivendo la malattia non come un limite, ma come uno stimolo. Poi, dopo vari interventi chirurgici, a venticinque anni il mio cuore comincia a cedere. Nell’agosto 2003 entro in lista di attesa presso il Centro Trapianti del Policlinico Sant’Orsola – Malpighi di Bologna. Dopo quarantuno giorni arriva la telefonata. “Buongiorno Signor Fraschetti, è arrivato un cuore per lei. La aspettiamo in ospedale. Non si preoccupi, faccia con calma ma venga il prima possibile.” Durante quella lunga notte ho voltato pagina, anzi, ho terminato un volume per iniziare a scriverne un altro. Ed ora, da autore, regista e attore teatrale, ho deciso di condividere la mia storia nell’unico modo possibile per me: portandola in scena.

Note di regia 
Costruito attorno ad un impianto scenografico fatto di porte e finestre, lo spettacolo affronta il trapianto come un rituale di passaggio. Esiste una condizione che precede l’intervento, poi c’è il rituale, il trapianto di cuore, e dopo, la nuova vita di un essere umano. Le porte e le finestre rappresentano quindi la soglia tra il “prima” e il “dopo”.

Abbiamo scelto di raccontare il trapianto attraverso una prosa distaccata ed ironica, mentre la danza e la musica individuano pensieri ed emozioni che la parola non può esprimere. Portiamo in scena la mia storia per informare chi non sa cos’è un trapianto, per rassicurare chi attende, per ringraziare chi ha donato, e per condividere con tutti un’esperienza straordinaria.

L’incasso dello spettacolo sarà devoluto alla Casa d’Accoglienza “Tetto Amico” realizzata dall’Associazione Trapiantati di Cuore presso il Policlinico Sant’Orsola/Malpighi di Bologna. “Tetto Amico” garantisce ospitalità gratuita ai pazienti trapiantati e ai loro familiari durante i periodi dei controlli medici pre e post trapianto. http://www.atcomonline.it/

Traduzione in Lingua Italiana dei Segni a cura di Michela Ortolani durante le repliche di Sabato e Domenica.

Appunti e scritti di un Trapianto di Cuore Dal 19 al 22 Aprile 2012 al Teatro Lo Spazio, via Locri 42/44 (Metro A S. Giovanni) Roma da Giovedì a Sabato ore 20.45, Domenica ore 17.00. (durata dello spettacolo75 min. circa senza intervallo)

Biglietto Unico € 10,00 (€ 7,00 + Tessera associativa del Teatro € 3,00 compresa nel costo del biglietto) Per Informazioni e Prenotazioni: 333 2062996 – benedetta.bo@gmail.com


 

L’ospedale di Udine primo in Italia per il trapianto di cuore a caldo

9 Aprile 2012

Le aziende ospedaliere del capolougo friulano e di Padova centri pilota: sono le prime in Italia a utilizzare un sistema innovativo per i trapianti  (cuore e polmone) a caldo: l’organo dopo il tragitto continua a battere.

UDINE. Alle aziende ospedaliere di Udine e di Padova, per i trapianti di polmone e di cuore, è stato utilizzato un nuovo sistema di perfusione a caldo portatile per la conservazione degli organi (Organ Care System – Transmedics Ocs): si tratta di una tecnologia che i due ospedali utilizzano come centri pilota italiani, nello studio internazionale per ottenere risultati definitivi nella pratica clinica. Udine per il solo cuore, mentre Padova è l’unica in Italia per il polmone.

La Chirurgia toracica, diretta dal prof. Federico Rea, e la Cardiochirurgia, diretta dal prof. Gino Gerosa, hanno realizzato già cinque trapianti (4 di polmone e 1 di cuore), avvalendosi del nuovo dispositivo medico che rivoluziona il sistema di conservazione degli organi del donatore e permette di superare alcuni gravi limiti tecnici e temporali della trapiantistica.

A renderlo noto è la stessa Azienda ospedaliera patavina, che spiega come, con la tecnica consolidata fino a oggi, che prevedeva la tradizionale ischemia a freddo, il tempo di trasporto e trapianto non dovesse superare le otto ore per i polmoni e le cinque per il cuore, prima che gli organi comincino a deteriorarsi. «Ora, dopo il prelievo dal corpo del donatore, gli organi anzichè essere »fermati« e mantenuti al freddo durante il trasporto, vengono mantenuti all’interno del dispositivo al caldo, in una situazione che simula le condizioni del corpo umano, nuovamente perfusi del sangue prelevato dal donatore, ossigenato e ricco di nutrienti», spiegano da Padova.

Le condizioni in cui gli organi sono mantenuti con il sistema Ocs, simulando ciò che accade normalmente nel corpo, permettono non solo una conservazione molto più lunga, ma anche un certo grado di ricondizionamento degli organi in sofferenza, marginali o non idonei, poichè l’apparecchiatura mantiene un continuo monitoraggio e aggiustamento dei parametri: il cuore per esempio continua a battere. L’utilizzo di questa metodica, grazie all’apparecchiatura di recente immissione nel mercato internazionale, porta vantaggi considerevoli e significativi miglioramenti clinici, primo fra tutti l’aumento del numero di trapianti possibili, grazie all’opportunità di effettuare prelievi anche in sedi distanti, di affrontare tempi di trasporto più lunghi, di far ricorso anche a organi marginali grazie al ricondizionamento, con la speranza di poter utilizzare organi giudicati non idonei secondo i criteri tradizionali.

Si stima che l’impiego del dispositivo a regime porti a un incremento dell’attività trapiantologica tra il 20% e il 30%. Il che significa riduzione dei tempi di attesa e della mortalità in lista. Ma altrettanto importanti sono la possibilità di valutare completamente e continuamente la funzionalità e la salute degli organi espiantati, di ritardare l’impianto per poter scegliere il ricevente più idoneo, di diminuire lo sviluppo di complicanze perioperatorie.

La Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo ha sostenuto, con uno stanziamento, una parte di questo progetto dell’Azienda Ospedaliera di Padova.

Trapianti cardiaci: nuovi progressi e nuove speranze

30 Marzo 2012

Peso: 900 grammi. Durata di vita: 5 anni.
Sono le caratteristiche del nuovo cuore artificiale realizzato da un’equipe dell’ospedale Georges Pompidou di Parigi diretta dal professor Alain Carpentier.
Alimentato da una batteria esterna, potrebbe essere testato sull’uomo nei prossimi due anni.

“Ho voluto che tutto fosse incorporato in un’unica protesi da impiantare nel corpo del paziente” dice il dottor Alain Carpentier, inventore del cuore artificiale. “Questa è stata l’impresa difficile per gli ingegneri: ridurre le dimensioni a tal punto da poter collocare l’apparecchio all’interno del corpo”.

Il nuovo cuore è stato messo a punto da una squadra di ingegneri aerospaziali, in collaborazione con Carmat, società specializzata nello sviluppo di organi artificiali.
La difficoltà è stata adattare la protesi ai movimenti del paziente.

“Se mi sporgo in questo modo” siega Patrick Coulombier, presidente e direttore generale di Carmat “i sensori registrano il movimento e dicono al cuore artificiale: attento, il paziente sta cambiando posizione. Se invece mi alzo in piedi, il cuore ha bisogno di pompare più sangue per farlo arrivare al cervello”.

Realizzato con membrane di vitello trattate chimicamente, l’organo esclude ogni rischio di rigetto.
Una speranza fondamentale per le 100.000 persone in attesa di un trapianto cardiaco.

In un padiglione operatorio dell’ospedale Georges Pompidou la ricercatrice Julie Piquet ha effettuato gli ultimi test sui bovini.
Prossimo passo, l’uomo.

“Si potranno salvare le vite di esseri umani” racconta Julie Piquet “che senza questa soluzione purtroppo potrebbero morire”.

Tre servizi ospedalieri di trapianto in Francia sono pronti a ricevere i primi cinque esemplari del cuore. Manca solo l’autorizzazione delle autorità sanitarie francesi attesa per le prossime settimane.

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Trapianto cardiaco su neonati: quale relazione diagnosi-outcome?

22 Marzo 2012

Il trapianto cardiaco eseguito su neonati presenta un tasso di sopravvivenza di lungo periodo superiore a quello riscontrato in qualsiasi altro gruppo d’età. Tuttavia, la scarsa disponibilità di organi adatti e l’alta mortalità nell’immediato post-intervento ne limitano l’efficacia terapeutica.

Particolarmente complessa è la condizione di cuore sinistro ipoplasico (HLHS) caratterizzata dallo sviluppo anomalo delle strutture cardiache sinistre, secondario all’ostruzione della circolazione ematica nel tratto di efflusso del ventricolo sinistro. In particolare, la sindrome comporta un ridotto sviluppo del ventricolo sinistro, dell’aorta e dell’arco aortico, l’atresia o la stenosi della valvola mitrale. Al momento sono previste due modalità d’intervento: il trapianto cardiaco primitivo o, in alternativa, una serie di interventi palliativi, che consentono la funzione cardiaca univentricolare.

Al fine di ottimizzare l’allocazione delle risorse diviene di notevole importanza verificare l’eventuale esistenza di una relazione tra diagnosi pre-intervento e outcome di breve periodo in modo da definire con maggior accuratezza il rischio di mortalità associato alle differenti patologie cardiache congenite (CHD).

Una ricerca dell’Università dell’Utah, pubblicata sul Journal of Heart and Lung Transplantation, si propone di esplorare tale relazione attraverso l’utilizzo dell’ampio database creato per il Pediatric Heart Transplant Study (PHTS). Gli autori identificavano quindi 739 neonati, di età ≤6 mesi, sottoposti a trapianto di cuore tra il 1993 e il 2008 e procedevano a suddividerli in differenti gruppi eziologici: pazienti con cardiomiopatia (CM, 18%, gruppo A), con sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS) non sottoposti a chirurgia palliativa (41%, gruppo B), con HLHS ma sottoposti a chirurgia (9%, gruppo C), con CHD sottoposti a intervento chirurgico (16%, gruppo D), con CHD non sottoposti a intervento chirurgico (15%, gruppo E).

Venivano poi messe a confronto severità della patologia e sopravvivenza post-trapianto.
Ad 1 anno dal trapianto la sopravvivenza era dell’89% nel gruppo A, dell’82% nel gruppo D, del 79% nei gruppi E e B e del 70% (l’outcome peggiore) nel gruppo C. Anche a seguito di aggiustamenti statistici per severità della patologia permanevano le differenze tra i diversi gruppi. Inoltre, la sopravvivenza post-trapianto tra i pazienti con HLHS sottoposti a chirurgia risultava simile nei due periodi considerati: 71% (1993-1998) vs 70% (1999-2008).

Alla luce delle evidenze emerse i ricercatori confermano che la diagnosi pre-intervento influisce in maniera significativa sui risultati del trapianto di cuore e che i bambini affetti da NLHS trattata con intervento presentano outcome decisamente inferiori. Tali outcome, inoltre, non hanno subito variazioni significative negli ultimi anni.

FONTE:il pensiero scientifico

Villa Minozzo, domenica 25/3 presentazione libro il trattore e la carriola – un cuore per due”

22 Marzo 2012

Domenica 25 marzo, alle ore 15,30, presso il ristorante “New Prampa” di Villa Minozzo, nuovo appuntamento per gli incontri letterari organizzati dall’associazione Villacultura. Il pomeriggio sarà dedicato alla presentazione del libro Il trattore e la carriola – un cuore per due, autobiografia a sei mani di Armando Federico Ceccati, Laura Antinogene ed Enrico Lusuardi, alla presenza degli autori.

Il volume racconta la storia di Armando, della sua sofferenza fisica a causa di una cardiopatia progressiva e del trapianto di cuore che giunge nel 2003, fino alla maturazione e alla coronazione del desiderio di conoscere Laura ed Enrico, i genitori del giovane donatore che gli ha consentito di vivere.

Un libro toccante e commovente, che induce ad affrontare e meditare sulla questione delicata e importantissima della donazione e del trapianto di organi.

Ed è per questo che l’appuntamento di domenica vuole anche essere un’occasione per una più ampia e approfondita riflessione sull’argomento, con il fine di veicolare informazioni utili e sensibilizzare l’opinione pubblica attraverso le parole degli autori che hanno vissuto in prima persona questa esperienza.

L’incontro è patrocinato dall’Aido Appennino eeggiano, dal Comune e dalla Croce Verde di Villa Minozzo e vede gli interventi di Ameya Gabriella Canovi e Doris Corsini. Introduce e coordina Sara Margini.

Trapianti: delegazione russa al S.Camillo, accordo su quelli pediatrici

19 Marzo 2012

(ASCA) – Roma, 13 mar – Un accordo quadro per trasferire il nostro know-how sui trapianti ai chirurghi russi. E’ stato al centro di un incontro avuto questa mattina all’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, dal direttore generale della struttura, Aldo Morrone con una delegazione del ministero della Salute russo.

”Il ministero russo – ha spiegato Morrone – vuole realizzare con l’Italia una collaborazione tecnica per un programma di trapianto pediatrico, soprattutto di cuore, anche perche’ non hanno a disposizione un centro nazionale trapianti come il nostro”.

”Abbiamo mostrato alla delegazione russa il Centro Regionale Trapianti del San Camillo-Forlanini – aggiunge Morrone che sta per realizzare, in collaborazione con medici di famiglia e pediatri, una campagna di sensibilizzazione per incentivare i trapianti e la donazione di organi, sangue, midollo e cellule staminali -. l’organizzazione del nostro laboratorio per le attivita’ di trapianto e di coordinamento, oltre al tipo di software che usiamo. Ora si tratta di realizzare un accordo quadro a livello internazionale per approntare dei protocolli specifici”.

Quello del San Camillo-Forlanini e’ l’unico centro ospedaliero per i trapianti creato dalla Regione Lazio, con espressa delibera. Struttura regionale di coordinamento e raccolta degli organi, il centro esegue inoltre gli esami di compatibilita’ tra l’organo donato e il ricevente. Dalla sua fondazione nel 1985, il Centro del San Camillo-Forlanini ha eseguito 900 trapianti di cui 100 su bambini.

Nel 2011, su 285 trapianti effettuati nel Lazio (fra cuore, reni, fegato e pancreas), il centro del San Camillo, guidato dal professor Domenico Adorno, ne ha eseguiti 78 (27,4%), piu’ di tutte le altre strutture della Regione. Le tipologie sono aumentate nel tempo e oggi riguardano, oltre che i trapianti cardiaci, quelli di: fegato, pancreas, rene, cornea, cellule staminali autologhe e midollo osseo.

Il Centro del San Camillo-Forlanini e’ l’unico nel Lazio che esegua il doppio trapianto di pancreas e rene nei pazienti diabetici. La struttura dispone inoltre, unica nel Lazio, di un ”separatore cellulare”, un delicato macchinario con il quale si estraggono le cellule staminali dal sangue. Per questo, si rivolgono al Centro dell’ospedale tutte le altre aziende convenzionate.

Trapianti: verso organi “in provetta” contro le liste d’attesa

12 Marzo 2012

Ansa/Pierdavid Malloni

 
ROMA – Dalla trachea ottenuta dalle staminali dello stesso paziente che ne ha bisogno a interi organi come cuore, fegato, polmoni il passo non è poi così lungo. Lo afferma un articolo pubblicato dalla rivista The Lancet, scritto dal ricercatore italiano Paolo Macchiarini con i colleghi Stephen Badylak, Daniel Weiss e Arthur Caplan, secondo cui presto sarà possibile superare il problema delle liste d’attesa dei trapianti con gli organi preparati ‘in provettà.
I tessuti descritti da Macchiarini, che ha già impiantato due trachee ottenute in questo modo, crescono su una matrice di tessuto decellularizzato a partire dalle staminali prelevate dal paziente. Le prime applicazioni sui pazienti, descritte nell’articolo, sono gi… documentate per trachea, vescica, arteria aortica, pelle e valvole cardiache, ma secondo Macchiarini questo è solo il primo passo: "Rimangono ancora problemi da risolvere – spiega – compresa l’identificazione delle cellule staminali ottimali da usare per i diversi organi e dei metodi per la ricellularizzazione delle strutture vascolari per gli organi interi. Ma sono stati riportati risultati positivi per tessuti una volta considerati impossibili da ricostruire, come pancreas, cervello e occhi, e se questi progressi continuano i prossimi obiettivi raggiunti saranno organi interi e tessuti complessi".
 
Uno step intermedio molto promettente è l’utilizzo della rigenerazione per ‘ripararè i tessuti: "La sostituzione completa degli organi è complicata – afferma Pier Giulio Conaldi, Direttore dell’unità di medicina rigenerativa e tecnologie biomediche dell’Ismett di Palermo – ma questo tipo di studi potrebbe portare a sfruttare le staminali per poter riparare l’organo prima che degeneri al punto da richiedere il trapianto. Al momento un fegato o un rene completo sono lontani, mentre per il polmone le prospettive a breve sono più interessanti. In tempi brevi sarà difficile avere risultati tali da sostituire i trapianti tradizionali, ma per il futuro questa tecnica è la più promettente".
Dei due pazienti su cui Macchiarini ha impiantato la trachea ‘bioartificialè uno, che ha subito l’intervento lo scorso giugno, è in buona salute, mentre l’altro, operato a novembre, è morto per cause ancora da chiarire pochi giorni fa. Nel campo dell’ingegneria tissutale gli italiani sono stati e sono tutt’ora pionieri, anche se gli investimenti sempre più importanti necessari sono proibitivi: "Per sapere se e in quanto tempo questa tecnica permetterà di arrivare a organi interi servirebbe la sfera di cristallo – spiega Ranieri Cancedda dell’università di Genova – per tessuti semplici ci sono già però risultati importanti, come i trapianti di epitelio corneale che sono un fiore all’occhiello italiano grazie al lavoro dell’università di Modena. Per quelli più complessi ci sono ancora problemi grandi da risolvere, a partire dal trovare l’ambiente ideale per rigenerare i tessuti".

Grazie!